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26 Maggio 2026

UN SOLITARIO, UNA PROMESSA.

UN SOLITARIO, UNA PROMESSA.

Ci sono abitudini, tradizioni che tramandiamo di generazione in generazione senza mai porci la domanda: “ma da dove nasce questa usanza?”.

Così abbiamo pensato di indagare le origini del dono di un anello per suggellare il nostro impegno d’amore all’amata o all’amato, per dare una prova visibile al fatto che siamo uniti, fidanzati, impegnati…

 

UN PO’ DI STORIA

La storia dell’anello di fidanzamento viene da molto lontano.

Bisogna risalire alla civiltà egizia, presso la quale regalare un anello alla donna prescelta, era un segno tangibile della forte volontà di unirsi a lei per mettere su famiglia.

 

Anche tra i Romani ritroviamo l’usanza di donare anelli: uno d’oro, per le occasioni pubbliche, e uno più modesto, in ferro, da indossare tutti i giorni. Di sicuro gli anelli più comuni non erano tanto preziosi, dato che anche Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) li descrive come “cerchi di ferro”.

Aulo Gellio – scrittore e giurista romano del II secolo d.C. – nelle sue “Noctes Atticae” spiega come mai si facesse indossare l’anello all’anulare sinistro: secondo una falsa credenza – poi smentita dalla scienza – si pensava che una vena particolare, la “vena amoris”, partisse da quel dito per arrivare dritta al cuore.

Il costume di regalare un anello alla propria promessa sposa era usanza nota persino tra i barbari. I Visigoti, in particolare, consideravano l’omaggio fatto alla donna come un vero e proprio vincolo contrattuale dal quale scaturivano diritti e doveri per i coniugi.

 

Fino a qui vediamo che l’amore c’entra ben poco con la tradizione di donare un anello.

Dobbiamo arrivare al XV secolo per assistere al regalo di un anello come vero e proprio pegno d’amore. Nel 1477 infatti l’arciduca Massimiliano d’Austria, in occasione del suo fidanzamento con Maria di Borgogna, le donò un anello con diamanti, molto decorato, con tanti piccoli brillantini disposti a forma di M. Ancora molto lontano dal solitario vero e proprio seppur con un valore simbolico che non lasciava spazio ad alcun dubbio, ergendosi a simbolo di vero amore.

In ogni caso, l’usanza introdotta da Massimiliano d’Austria è rimasta viva e invariata nei secoli.

Durante l’epoca Vittoriana (1837-1901) l’uso di regalare gli anelli di fidanzamento si diffuse fino a diventare costume di massa.

L’anello di fidanzamento ideale è oggi proprio un anello “solitario”, così chiamato perché porta un solo diamante al centro. Già nei secoli precedenti però venivano spesso utilizzate pietre preziose diverse come lo zaffiro, lo smeraldo, il rubino, l’acquamarina… Anche il trilogy con un grande diamante centrale e due più piccoli laterali è spesso donato come pegno d’amore: le tre pietre preziose stanno a significare passato, presente e futuro della coppia.

La popolarità del solitario è data soprattutto dal pregio del diamante. Il diamante, per tradizione, ha un significato molto positivo: simboleggia purezza, passione ma soprattutto solidità. Il diamante, infatti, può essere scalfito solo da un altro diamante. Occupa il grado massimo (10) nella Scala di Mohs* e possiede una durezza tale da poter scalfire qualsiasi altro materiale o minerale in natura.

VIVREMO FELICI E CONTENTI?

Eh sì, l’anello donato, soprattutto il solitario, è accompagnato dalla proposta di matrimonio (possibilmente fatta da inginocchiati):

“MI VUOI SPOSARE?”

Il dono dell’anello in quel caso significa: “Mi sono decis*, ti scelgo, e ti scelgo per sempre. Sei d’accordo? Sei con me?”.

Nel 99% dei casi la risposta è affermativa. Sarà per il brillìo del solitario che acceca?…

Ma torniamo alla storia.

 

UN DIAMANTE E’ PER SEMPRE?

All’inizio del Novecento la tradizione dell’anello di fidanzamento subì un improvviso arresto, dovuto prima alla Grande Depressione, poi alla Seconda Guerra Mondiale.

Le vendite di diamanti erano bloccate, e ciò rappresentava un problema enorme soprattutto per chi, come la De Beers, aveva appena acquistato quasi tutte le miniere conosciute a quel tempo. Proprio la De Beers, commissionò allora una campagna pubblicitaria all’agenzia pubblicitaria N. W. Ayer & Sons di Philadelphia. La campagna generò – insieme all’avvento del boom economico – una straordinaria ripresa della vendita di solitari nel mercato americano, e da lì in tutto il mondo.

Il claim “A diamond is forever” (Un diamante è per sempre – lo slogan pubblicitario di maggior successo di tutto il ventesimo secolo – così decretato da Advertising Age, la pubblicazione più autorevole del settore pubblicitario mondiale) creato dalla copywriter newyorkese Frances Gerety, ebbe talmente successo in tutto il mondo che il concetto di anello di fidanzamento arrivò persino in Giappone, dove tale usanza era completamente assente.

Da allora (era il 1947) le vendite dei diamanti salirono alle stelle. Dal 1939 al 1979, le vendite di De Beers (che possedeva praticamente il monopolio del mercato dei diamanti) negli Stati Uniti passarono da 23 milioni di dollari a 2,1 miliardi. In quel periodo, il budget pubblicitario dell’azienda aumentò da 200.000 dollari a 10 milioni di dollari all’anno.

Il solitario divenne l’anello di fidanzamento per eccellenza, l’anello della proposta di matrimonio e grazie a un’abile campagna di marketing e public relations si impose in tutto il mondo.

Ancora oggi la De Beers continua ad utilizzare quel claim che tanta fortuna ha portato all’azienda.**

 

ANELLI DA CAPOGIRO

Ricordiamo qui alcuni anelli di fidanzamento che non sono passati inosservati…

Nel 1955 Grace Kelly fu conquistata dal principe Ranieri di Monaco con un anello in platino con un diamante Cartier taglio smeraldo da 10,47 carati al centro, affiancato da due diamanti più piccoli a taglio.

Richard Burton regalò a Liz Taylor nel ’68, il Krupp Diamond, una pietra preziosa da 33,19 carati, con taglio smeraldo, che poi prese il nome dell’attrice stessa. Uno dei diamanti più puri del mondo.

All’amata Marilyn Monroe, Joe Di Maggio (giocatore di baseball) regalò come pegno d’amore il diamante ‘Eternity Ring’, con taglio a baguette.

UN SOLITARIO ETICO

Da oltre 20 anni in Italia è possibile acquistare solitari il cui valore va ben al di là di quello delle pietre. I diamanti etici di Ethical Jewels provengono dal Canada e sono i primi diamanti certificati nell’origine, grazie a un marchio inciso sulla pietra.

Il primo Ethical diamond è arrivato in Italia grazie a Francesco Belloni il 15 luglio del 2005 e, se avete deciso di fare la vostra proposta di matrimonio alla persona che avete accanto, vi invitiamo a scoprire la storia di questi diamanti etici. Una storia speciale, che ha inizio con un NO! Un NO costruttivo però, perché diede impulso a una ricerca approfondita da parte di Francesco per trovare un’alternativa ai cosiddetti “diamanti insanguinati”. Una ricerca che lo portò a scoprire, appunto, le miniere canadesi.

Perché….

“…qualsiasi situazione sfavorevole può essere cambiata in una situazione positiva…. ogni esperienza negativa contiene nel profondo questo potenziale positivo…”

(dal sito dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai).

 

 

Note

* La scala di Mohs prende il nome dall’esperto di mineralogia che l’ha ideata nel 1812 e stabilisce dieci gradi di durezza dei minerali.

 

Per approfondire

**la storia di un claim intramontabile

https://www.radiotomoko.com/post/un-diamante-%C3%A8-per-sempre

 

la storia della Gioielleria Belloni

https://www.gioielleriabelloni.com/chi-siamo/

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