21 Marzo 2026
Ci si chiede quanto di democratico ci sia in un Paese da sempre sfruttato da potenze straniere e teatro di guerra da lungo tempo tra milizie armate e forze governative.
“Oltre 10 mln di compatrioti sopravvivono oggi nel terrore della violenza armata e nell’angoscia della fame, sotto il giogo dell’occupazione dell’esercito ruandese e dei suoi alleati dell’Alleanza Fiume Congo e del Movimento ribelle del 23 Marzo, M23” (fonte: dalla lettera dell’aprile 2025 rivolta alla presidenza congolese a firma di 43 personalità pubbliche della RDC, lettera in cui venivano espresse riserve sui negoziati in corso presieduti da Washington e culminati negli accordi di – cosiddetta – “pace” del 5 dicembre scorso).

Milizie armate in RDC – Fonte: Osservatore Romano
La Repubblica Democratica del Congo è uno dei paesi africani in cui l’attività estrattiva dell’oro si è sviluppata notevolmente, soprattutto negli anni più recenti. Tutta la regione del Sud Kivu è mineralizzata e, purtroppo, le società illegali sono moltissime. Le quantità d’oro estratto in tale zona hanno registrato un’impennata negli ultimi due anni passando dai 42 kg del 2022 a più di 5 tonnellate nel 2023 (sottostimati), un piatto incredibilmente ricco, in mano molto spesso ad aziende illegali, soprattutto cinesi. Anche solo scavando lungo i fiumi con mezzi artigianali è possibile estrarre pepite d’oro che poi vengono ripulite, portate in Ruanda e da lì esportate altrove senza che ci sia la benché minima tracciabilità del minerale. L’immensa ricchezza del sottosuolo congolese è dunque all’origine della guerra e l’abbondanza di oro (ma anche di coltan e cobalto) nel sottosuolo del Nord e del Sud Kivu spinge le aziende a compiere moltissimi abusi, protette dai militari dell’esercito del Congo.
“Sono stata costretta a nascondermi in diverse case per due mesi e mezzo perché ero ricercata dai militari del Sud Kivu. Avevo preso la difesa delle donne che lavorano nei campi di estrazione illegale dell’oro e avevo denunciato le violenze”, racconta mama Resiki, una donna vittima dei predatori d’oro e attivista di Advem, associazione nata per difendere gli abitanti della zona.” (fonte: Popoli e Missione).

Le miniere d’oro illegali di Mwenga nel Sud Kivu, provincia sudorientale della Repubblica democratica del Congo (Fonte: Avvenire.it)
L’accordo del 5 dicembre 2025: ma quale pace?
Il 5 dicembre scorso il presidente americano Donald Trump ha enfaticamente annunciato di aver mediato il raggiungimento di un’intesa in uno dei conflitti più sanguinosi e longevi al mondo, quello tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda. “Stiamo avendo successo dove tanti altri hanno fallito e questa è l’ottava guerra che concludiamo in meno di un anno”. Al suo fianco erano presenti i leader dei due paesi africani – Félix Tshisekedi, e il suo omologo ruandese, Paul Kagame. La realtà è un’altra. Al di là di queste dichiarazioni tracotanti i combattimenti tra i due Paesi non sono mai cessati e continuano a causare migliaia di vittime…
“L’Est della Repubblica Democratica del Congo continua ad essere un (esteso) territorio pericoloso, non pacificato, alla mercè di milizie armate spietate e senza regole. Chi non si adegua alle imposizioni degli ultimi arrivati (i miliziani dell’M23 ancora saldamente al potere) finisce facilmente alla gogna. O sparisce dalla circolazione. Come sta accadendo a diversi giovani attivisti uccisi dalle milizie armate perché si sono rifiutati di arruolarsi nelle loro file, o perché hanno denunciato abusi e violenze nei villaggi.” (fonte: PagineEsteri.it, 10 marzo 2026)
Invece, qualcosa di nuovo si sta muovendo sul versante delle miniere d’oro e, in particolare, relativamente alla loro proprietà.
Infatti, le aziende cinesi stanno lasciando le miniere d’oro ed è molto probabile che l’avvicendamento sia frutto delle operazioni militari svoltesi nella zona. Nell’ambito dell’accordo di “pace” siglato a Washington il 5 dicembre si trova la formula minerals- for-security, per il momento ancora uno slogan poco chiaro. Sono chiari invece i bombardamenti su siti minerari occupati illegalmente dai cinesi, a seguito dei quali diversi cittadini asiatici sono stati uccisi, portando l’ambasciatore di Pechino in Congo a prendere la decisione di far partire tutti i suoi connazionali dal Sud Kivu.
“La formula minerals-for-security dettata da Trump con gli accordi di pace siglati a Washington il 5 dicembre, prevedeva chiaramente l’introduzione di paramilitari pagati dagli Stati Uniti a protezione di alcuni siti strategici (la cosiddetta security) in cambio dell’accesso ad intere miniere (di oro, rame, coltan e terre rare) da parte di società americane o strettamente collegate ad esse. … E già questa introduzione di paramilitari pagati da Trump per garantire l’accesso alle miniere, la dice lunga su chi siano i nuovi padroni nell’est del Congo.” (fonte: PagineEsteri.it, ibidem)
Al posto delle compagnie che fanno capo a Pechino è subentrato per ora il gruppo Strategos Mining & Exploration, a maggioranza congolese e capitale misto canadese. Adesso si attende che i nuovi proprietari diano qualche segnale d’apertura nei confronti dei minatori costretti a calarsi nella terra per cercare l’oro. Tutto resta sospeso nel vuoto, al momento, ma in qualche modo si riaccende anche la speranza degli abitanti dei villaggi di Mwenga.

Mappa della Repubblica Democratica del Congo – fonte: Popoli e Missione)
“Il timore sempre in agguato, dietro questi importanti movimenti societari, è che il destino della gente del Sud e Nord Kivu sia segnato: e che la pace di Trump altro non sia che la sostituzione di precedenti colonizzatori (le società asiatiche e diverse società europee) con altri colonizzatori: gli americani che hanno puntato da tempo alle terre rare africane.” (fonte: PagineEsteri.it, ibidem)
PER APPROFONDIRE: https://avvenire-ita.newsmemory.com/?publink=00cd60f16_1351ffb
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, Africa Centrale
Popolazione: 109,3 milioni (2024)
Superficie: 2.345.000 km²
Capitale: kinshasa
Lingua ufficiale: francese
(e quattro lingue bantu – kikongo ya leta, lingala, tshiluba, swahili – riconosciute come lingue nazionali)