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Su Italia Uno gli orrori della Sierra Leone
Finalmente anche la televisione dedica tempo e spazio al dramma dei diamanti insanguinati. Nel servizio della Iena Luigi Pelazza, andato in onda su Italia Uno, si raccontano gli orrori della guerra civile in Sierra Leone, nata per il controllo delle miniere e del commercio dei diamanti. E intanto arrivano le prime condanne.
Maniche lunghe o maniche corte? Una domanda come tante altre spesso sentita nei negozi di abbigliamento o magari pronunciata da un sarto. Una domanda che nessuno mai sospetterebbe in grado di celare un orrore infinto, difficile anche solo da immaginare. “Maniche lunghe o maniche corte?” è infatti la domanda che ponevano i ribelli armati del RUF (Fronte Rivoluzionario Unito) ai civili dei villaggi della Sierra Leone prima di mutilare loro braccia e gambe. Con “manica lunga” intendevano la mutilazione di mani e piedi, con “manica corta” quella di tutto l’arto.
Un orrore infinito, anche difficile da immaginare, dicevamo. Eppure è tutto vero. Nel 1991 i guerriglieri del RUF, che ufficialmente si opponevano al governo del Paese africano, scatenarono una violenta guerra civile per il controllo delle miniere diamantifere, causando in undici anni centomila morti, migliaia di sfollati e di innocenti amputati. È la cosiddetta guerra dei “diamanti insanguinati”, un aberrante esempio di incubo vivente che ha spinto la Gioielleria Belloni a cercare l’unica alternativa possibile: il diamante etico, estratto e lavorato nel pieno rispetto della dignità umana.
Finalmente oggi anche la televisione dimostra sensibilità al dramma dei diamanti insanguinati. Lo spunto è la condanna, annunciata dal Tg2, di tre comandanti tra i più alti in grado del RUF, inflitta dalla Corte speciale per la Sierra Leone per i crimini di amputazioni degli arti, violenze sessuali di massa, reclutamento di bambini soldato.
Il servizio, andato in onda su Italia Uno, è firmato Luigi Pelazza, una delle Iene del noto programma Mediaset, che racconta direttamente “sul campo” le tragiche conseguenze della guerra civile a sette anni dalla fine delle ostilità. La guerra oggi è finita, ma le migliaia di innocenti mutilati ci mostrano senza ombra di dubbio che è impossibile e colpevole dimenticare.
“Quando i ribelli hanno iniziato ad amputare – spiega a Pelazza una delle vittime delle amputazioni – riuscivano a conquistare le aree delle miniere velocemente, perché la gente ha iniziato a scappare da quelle zone. Questa era la filosofia del RUF: colpire i civili per liberare il territorio delle miniere e avere campo libero nel commercio dei diamanti”. Ma non basta la sofferenza delle vittime. Oltre all’atroce danno, c’è anche l’insostenibile beffa: chi gestisce le miniere, e che durante la guerra vendeva i diamanti ai guerriglieri del RUF, continua a fare anche adesso un sacco di soldi. Inoltre, benché per legge siano necessarie licenze speciali per poter commerciare ed esportare diamanti, Pelazza ci mostra come sia facile, soldi alla mano, comprarne senza problemi.
Lo stesso Damiano Rizzi, presidente di Soleterre Onlus, organizzazione cui la Gioielleria Belloni ha deciso di devolvere una royalty del 5% per ogni acquisto di diamanti della linea Etichal Diamond, conferma alla Iena Pelazza gli orrori causati dal RUF per il controllo del commercio dei diamanti: case saccheggiate, donne violentate, bambini rapiti e trasformati in bambini soldato, innocenti mutilati.
Siamo contenti che questo dramma gigantesco e inaccettabile sia stato finalmente denunciato da un programma televisivo di grandi ascolti, portandolo così all’attenzione dell’opinione pubblica. Ma la vera notizia, come diciamo da tempo, è che oggi è possibile fare qualcosa di concreto: acquistare un diamante etico che rispetta la dignità umana, tagliando così il cordone a quel commercio di diamanti insanguinati che ha causato morte e dolore a innocenti, e che continua ancora oggi ad arricchirsi.
Perché il bene più prezioso, non smetteremo mai di ripeterlo, è la dignità.
» Guarda il servizio della Iena Luigi Pelazza PARTE I
» Guarda il servizio della Iena Luigi Pelazza PARTE II
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