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Svelato traffico di diamanti illegali Print E-mail to a friend

Ricostruito il passaggio delle pietre preziose tra Congo e Uganda

Nonostante il Protocollo di Kimberley e gli aumentati controlli continua incessante il contrabbando di diamanti dalla Repubblica Democratica del Congo, un traffico che a sua volta alimenta diversi microconflitti nell’area. E’ con il traffico di diamanti (e alcune volte del Coltan) che la guerriglia si finanzia, acquista armi e materiale per la loro guerra atta principalmente alla difesa delle miniere dove ogni giorno centinaia di bambini sono costretti ad estrarre con le mani le pietre preziose per pochi dollari di paga. 


Dopo molti mesi di lavoro e di monitoraggio abbiamo finalmente ricostruito il passaggio delle pietre preziose tra il nord della Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, un traffico molto fiorente ma difficile da smascherare in quanto sono molti i militari ugandesi a essere parte attiva del traffico e quindi è assai difficile riuscire a introdursi nella zona per monitorare detto traffico senza essere intercettati dalle molte pattuglie presenti nell’area.

La maggior parte dei diamanti proviene dalla regione del Nord Kivu ma il punto di partenza è la città di Kasenye, sul lago Alberto. A Kasenye vengono portati la maggioranza dei diamanti grezzi estratti nella regione per essere venduti ai commercianti, tutte persone locali o al limite ugandesi i quali si sono stabiliti nella città. Sono i commercianti a tenere i contatti con gli acquirenti che poi porteranno i diamanti fuori dal territorio congolese per ripulirli e fargli quindi targare con il Certificato di Kimberley.

L’acquirente viene contattato dal commerciante quando viene raggiunta una certa quantità di carati e quindi valga la pena organizzare la spedizione fuori dal territorio del Congo, una azione che non è mai completamente priva di rischi. Al momento del contatto viene anche stabilita la modalità di pagamento che quasi sempre è di tipo misto cioè una parte pagata in contanti (rigorosamente dollari USA) e una parte in armi o attrezzatura militare. E’ infatti il commerciante di diamanti a rivendere le armi ai gruppi ribelli come pagamento per le pietre ricevute.

Stabilito quindi il contatto l’acquirente organizza la spedizione che deve passare come una semplice azione commerciale. Quindi viene organizzata una colonna di camion che ufficialmente porta materiali di sussistenza (manioca, nocciole, frutta etc. etc.) ma in effetti nasconde armi o materiale militare. La colonna, che parte da Kyenjojo  nella omonima regione a ovest  dell’Uganda, è composta in genere da una decina di camion tutti appartenenti ad un cittadino keniota ma di origine sud-africana, un bianco da molti anni residente a Kyenjojo ed è generalmente scortata dal UPDF, l’esercito ugandese, il quale non si fa scrupolo di entrare nel territorio della Repubblica Democratica del Congo.  

Seguendo la strada che costeggia il lago la colonna entra in Congo dove raggiunge, sempre costeggiando il lago Alberto, la città di Kasenye. Qui avviene lo scambio, diamanti grezzi da un lato, armi e dollari dall’altro. Per non destare sospetti i camion vengono caricati con prodotti locali da rivendere nei mercati ugandesi. Tutta l’operazione è veloce e con poche complicazioni, i trafficanti si conoscono bene e nessuno sgarra, da ambo le parti. A questo punto la colonna fa il percorso inverso e rientra in Uganda.

Ora manca solo la certificazione di Kimberley la quale attesti la provenienza dei diamanti grezzi i quali vengono fatti risalire ad una miniera nei pressi di Kasese, città ugandese a sud di Kyenjojo. Peccato che ad una attenta analisi la miniera di Kasese sia chiusa da diversi anni e non ha mai estratto un solo carato di diamanti.

Non potendo chiaramente attribuire tutti i diamanti alla miniera di Kasese una parte di essi viene esportata i Sudafrica dove la produzione è talmente alta che nessuno fa caso a qualche carato in più. Per farlo viene usato un aereo governativo che partendo da Entebbe porta il prezioso carico direttamente a Cape Town dove chiaramente i controlli sono ridotti a zero anche grazie alla tipologia “governativa” dell’aereo.

Questo traffico illecito, non solo arricchisce commercianti senza scrupoli aggirando il Protocollo di Kimberley, ma per la sua fisionomia favorisce il proliferare dei micro-conflitti che affliggono la regione di Kivu, in Repubblica Democratica del Congo. Il rapporto dettagliato, completo dei nomi delle persone coinvolte è stato inviato all’organo delle Nazioni Unite preposto al controllo dell’applicazione del Protocollo di Kimberley nonché al World Diamond Council il quale si è impegnato a vigilare sulla corretta applicazione del protocollo stesso.

Nel ribadire la necessità di un più accurato controllo dell’applicazione del Protocollo di Kimberley, Watch International rimarca l’importanza della creazione di un protocollo simile riguardante il Coltan, diventato sempre più fonte di finanziamento per i gruppi armati e mezzo di sfruttamento del lavoro minorile e quindi di violazione dei diritti umani.

Fonte: Watch International Team

 

 
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