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Radio Popolare e i blood diamonds

Bambino soldato Radio Popolare complice dei mercanti di blood diamonds

Il 22 novembre 2011 è stato varato il nuovo regolamento europeo per la compilazione delle etichette di molti cibi che troviamo nei nostri supermercati. La questione è annosa e si trascina da diversi anni – e almeno un altro paio ce ne vorranno per ottenere che la norma si trasformi da regola a prassi consolidata – ma di fondamentale importanza per il consumatore che solo nella trasparenza dell’informazione potrà trovare la prima – e più importante - tutela del suo diritto di consumatore.

Tre sono i passaggi che dovranno essere documentati sull'etichetta: luogo di produzione, sede degli eventuali processi di lavorazione, azienda di distribuzione. Stiamo parlando di prodotti alimentari – essenzialmente carni e latticini –, ma noi pensiamo che lo stesso processo dovrebbe coinvolgere tutte le merci disponibili sul mercato, non ultimi – ed è su questo tema che possiamo offrire il nostro contributo – i diamanti.

Anche il procedimento che porta il diamante – da quello grezzo a grossa caratura, al piccolo brillante di un gioiello prezioso – nelle mani dell'acquirente segue, infatti, questi tre passaggi: la produzione/estrazione nelle miniere, la sua lavorazione/trasformazione in gioiello, la distribuzione attraverso grandi e piccoli marchi che lo rende fruibile agli acquirenti in negozi e gioiellerie.

Passaggi che, come abbiamo visto nell'articolo "Quanto costano gli Ethical Diamond?", possono essere ridotti al minimo o moltiplicarsi esponenzialmente con sensibili influenze sul prezzo.

Quello che purtroppo invece ancora manca – e costituisce gran parte del lavoro cui ci proponiamo di contribuire – è quell'attenzione nei confronti della trasparenza dell'informazione che invece sta trovando legittimamente sempre più spazio nel mondo del mercato alimentare.

In una parola la certificazione sulla tracciabilità dei diamanti.

Dove è stato estratto il diamante? Da chi? Nel rispetto di quali norme? Chi si è occupato della sua lavorazione? Secondo quali processi? Chi lo distribuisce?

Quanto sia urgente raggiungere al più presto questo obiettivo – ossia la certificazione anche per i diamanti di tutti i passaggi produttivi – è emerso ancora in questi giorni davanti ai nostri occhi.

Come saprà perfettamente chi ci segue da alcuni anni, Gioielleria Belloni ha prediletto fra i vari canali di comunicazione a disposizione quello radiofonico di Radio Popolare. E non solo e non certo in nome dell'"essere milanesi" che ci accomuna, ma in nome di quell'orientamento - culturale, politico e sì, ammettiamolo, anche ideologico o idealistico – che ci rende particolarmente sensibili rispetto al tema del consumo critico in tutte le sue declinazioni, dall'attenzione per l'ambiente alla tutela dei diritti del lavoro e dei lavoratori e che ritenevamo di poter condividere con la "storica" radio nata a Milano nel 1975.

Radio Popolare 

Con grande amarezza – ma fuori da ogni eufemismo parliamo di vera e propria "doccia fredda" - avevamo appreso già a giugno di quest'anno che sulle onde di Radio Popolare aveva iniziato a circolare uno spot che pubblicizzava i presunti "diamanti senza macchia" di due noti marchi di gioielli tradizionalmente legati ai circuiti – ormai sempre più noti – dei blood diamonds.

Catarsi di due colossi dello sfruttamento delle miniere di diamanti o disinformazione dei responsabili di marketing e comunicazione di Radio Popolare? Ci tiriamo su le maniche e iniziamo ad indagare. Non ci mettiamo molto a scoprire che non solo non esiste alcuna certificazione che i diamanti commercializzati dai due marchi siano effettivamente "senza macchia" – e noi sappiamo che senza questa certificazione non si può in alcun modo garantire che non stiamo trattando dei blood diamonds -, ma che i due marchi in questione, al di fuori della campagna pubblicitaria su Radio Popolare, non hanno mai sfruttato il tema dei "diamanti senza macchia" per la loro linea di comunicazione, prediligendo temi e strumenti tradizionali come l'esclusività del gioiello o il ricorso a testimonial di fama. Non ve n'è traccia sul loro sito web, non vi si fa alcun riferimento in nessuno degli spot circolati sulle altre radio.

Per dipanare ogni dubbio ci affrettiamo a contattare il direttore editoriale e il direttore amministrativo di Radio Popolare avanzando le nostre perplessità. Nessuna risposta, anzi, da alcuni giorni lo spot è ripreso tale e quale e, probabilmente, durerà fino a Natale.

A questo punto resta in sospeso una domanda: chi è in mala fede? Il committente o i responsabili della pubblicità di Radio Popolare che allo scopo di salvare il classico cavolo e la famosa capra hanno pensato di declinare su uno dei temi cari agli ascoltatori della radio la campagna di comunicazione dello sponsor? Eh sì, perché sappiamo per certo, che lo spot è stato costruito in collaborazione con gli account di Radio Popolare.

Il "diamante senza macchia", dunque, ridotto a mero slogan pubblicitario e svuotato del suo significato originario e del suo potenziale di innovazione nel mercato del gioiello? Rifiutiamo totalmente questa prospettiva, perché da anni operiamo in modo assolutamente contrario: compiuta la nostra scelta di provare a introdurre anche in Italia prodotti "di nicchia" quali Ethical Gold e Ethical Diamond ci siamo rivolti con fiducia a quei canali di comunicazione con cui ritenevamo di condividere sensibilità e prospettive.

Non siamo partiti dalla comunicazione per arrivare al prodotto, ma abbiamo cercato di promuovere il nostro prodotto attraverso i canali che ci apparivano più adeguati. Un diamante non diventa etico tramite un'azzeccata campagna di comunicazione, ma nasce etico. È etico per come viene estratto, lavorato e infine distribuito. È etico se ognuno di questi passaggi – soprattutto quello estrattivo – viene certificato.

Secondo noi non diventa etico nemmeno per il semplice fatto che il marchio che lo commercia investe una parte dei proventi nelle più pregevoli iniziative solidali. Ogni oggetto ha una sua storia e se un diamante è un blood diamond nulla potrà cancellare la storia di dolore e sfruttamento cui è legato.

Bambino soldato 

Certo non tutti condividono la nostra stessa sensibilità rispetto a questo tema e noi rispettiamo questa scelta: non pretendiamo di trovare riscontro in tutti gli acquirenti di gioielli, ma crediamo fermamente nella necessità di presentare la nostra proposta commerciale in un mercato in cui i consumatori siano correttamente informati.

Non è il nostro primo obiettivo indurvi a scegliere un diamante etico (nel caso saremo naturalmente felici di accompagnarvi in questa scelta), ma piuttosto ci interessa essere certi che la vostra sia una scelta consapevole alla quale siete approdati dopo che vi sono state messe a disposizione tutte le informazioni necessarie. Non basta che siano "senza macchia" i diamanti che vengono venduti, ma senza macchia, ovvero trasparente, onesta e soprattutto certificata deve essere l'etichetta del prodotto, ossia quel bagaglio di informazioni cui avete il diritto di aver accesso in quanto consumatori.

 
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