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Su Channel 4 la mappa dell'"oro sporco"

Minatori bambini Dal Senegal all'Honduras

Ha fatto scalpore in Inghilterra un documentario della serie “Dispatches” di Channel 4 intitolato “The Real Price of Gold”, che ha denunciato lo sfruttamento sistematico dei bambini nell'estrazione dell'oro in diverse miniere dell'Africa e del Sud America. Come ha spiegato Bounds Deirdre, autrice dell'inchiesta, da queste aree geografiche proviene gran parte dell'oro che finisce nei negozi di gioielli della Gran Bretagna. Nessuna regolamentazione, nessun codice etico, nessuna attenzione per le minime condizioni sanitarie.

I piccoli cercatori d'oro vengono calati in buche nel terreno il cui diametro è particolarmente adatto per le loro spalle ancora strette. In buche come queste vengono calati ragazzini come Massire Sijnate, sedici anni, il cui lavoro consiste nel recuperare ora dal pozzo di una miniera vicino al villaggio di Tenkoto, in Senegal. Lo stesso lavoro di Djimba Sidibe, piccolo minatore di quattordici anni, o di Tenen Sacko, bambina appena undicenne, che lavora nella miniera Kansogolenfa nella regione Fatoya, in Guinea.

Come Massire, Djimba e Tenen, altri minori ogni giorno scendono lungo le anguste pareti di terra dei pozzi e riportano in superficie il prezioso metallo ma, soprattutto, forti dolori alle articolazioni e piaghe. A questo si aggiunge l'assenza di qualsiasi prevenzione igienico-sanitaria e il devastante contatto con mercurio e piombo, altamente tossici, utilizzati per l'estrazione. Studi governativi hanno rilevato che il livello di piombo nel sangue di questi bambini è di oltre due volte superiore ai limiti di sicurezza fissati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Per documentare e denunciare questa situazione, Bounds Deirdre ha fatto indagini sulle miniere di vari paesi. Il problema principale di questa totale deregolamentazione - sottolineato da Deirdre e denunciato su questo sito anche dalla Gioielleria Belloni - è che, mentre per alcuni diamanti oggi è possibile “tracciare” il percorso delle pietre dall'estrazione fino alla vendita, per l'oro ci si deve appellare alla serietà dei singoli produttori e ricercare quelli che adottano un preciso codice etico (come Oro Verde, fornitore colombiano per la Gioielleria Belloni).

La Deirdre ha documentato la situazione in una miniera d'oro nel Bantanko, nel sud-est del Senegal, e in altre località del sud del mondo in cui i bambini trascorrono buona parte della giornata al buio a lavorare. Come ha mostrato Channel 4, una situazione del tutto simile a quella africana è presente nella Valle Siria in Honduras, dove i bambini soffrono di patologie dovute all'impiego nelle miniere: le più frequenti sono mal di testa, dolori articolari, piaghe e ustioni, oltre a una precocissima perdita dei capelli.

La Deirdre spiega anche come i consumatori siano quasi totalmente all'oscuro di questo problema quando acquistano un gioiello. Lei stessa ha condotto un'indagine tra i rivenditori più importanti in Gran Bretagna e ha ottenuto risposte evasive, completamente scorrette o solo parzialmente veritiere. C'è chi ha dichiarato di vendere “oro etico” che rispetta il protocollo Kimberley (confondendo, forse volutamente, oro presunto etico e diamanti etici) e chi ha sostenuto che la propria azienda aderisce al RJC (Responsible Jewellery Council). Ma, come ricorda anche Francesco Belloni, “Non esiste una filiera autorevole che possa certificare la provenienza dell’oro, così come accade per gli ethical diamond provenienti dal Canada”. Il RJC è un organismo costituito da 301 membri che a loro volta devono essere controllati da una terza parte per stabilire standard di assistenza sociale e sostenibilità ambientale. Tuttavia sono ancora parecchi i limiti del RJC e il suggerimento finale della Deirdre è quello di utilizzare l'oro riciclato e pretendere più trasparenza dai gioiellieri, in modo da costringere l'industria estrattiva a mettere “ordine in casa propria”. Un consiglio che la Gioielleria Belloni ha anticipato già da qualche anno, quando ha scoperto l’esistenza della compagnia Oro Verde (Green Gold Corporation) che gestisce una miniera in Colombia in cui si estrae l’oro da un fiume e i cui minatori, che sono anche i proprietari della terra, non usano nella lavorazione agenti chimici.

 
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