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Lo Zimbabwe nelle mani della Cina?

Robert Mugabe La recente visita del Ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi nello Zimbabwe ha sollevato polemiche e nuove accuse nei confronti del presidente Robert Mugabe, da tempo accusato di crimini contro l'umanità dai paesi dell'UE e dagli Stati Uniti per le violenze sistematiche nei confronti dei suoi avversari politici. Lo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha proposto pesanti sanzioni contro il dittatore africano, ma è stata proprio la Cina a porre il veto a tali sanzioni. Il perché è evidente se si pensa agli ingenti interessi economici degli asiatici nel paese di Mugabe.

I cinesi sosterrebbero il governo Mugabe in cambio dello sfruttamento delle miniere di diamanti e di platino dello stato sudafricano. In particolare, ora puntano all'acquisto dei giacimenti di Chegutu e ai diritti di sfruttamento su una miniera di diamanti del valore complessivo di 40 miliardi di dollari ceduta dal governo locale al prezzo di "favore" di soli 3 miliardi. In sostanza, se la trattativa verrà confermata, la miniera sarà svenduta. L'operazione rientra in un piano complessivo di accordi con le imprese cinesi che oggi sono sempre più coinvolte nella costruzione di infrastrutture in Zimbabwe, e nel settore minerario (non solo platino e diamanti: il paese è infatti ricco di oro, cromo e carbone) e agricolo.

Secondo osservatori e studiosi di economia politica, il progressivo ingresso delle aziende cinesi rappresenta un palliativo per la deficitaria economia dello Zimbabwe: in cambio di un'iniezione di capitali (pochi se rapportati alla ricchezza che viene ceduta), lo stato africano si lega in un rapporto quasi coloniale con la Repubblica Cinese, cedendo di fatto la sovranità su quelle risorse che potrebbero invece costituire la base per il rilancio economico del paese. Senza contare che la già difficile sopravvivenza delle aziende indigene è sempre più messa a rischio dalla concorrenza delle aziende cinesi, capaci di sbaragliare il mercato con prezzi concorrenziali anche per un contesto come quello sudafricano.

Infine sono molti i dubbi sulle politiche aziendali che verranno prese dai nuovi gestori delle miniere diamantifere e no: con queste premesse, è pensabile che i cinesi rispettino il Kimberley Process (ovvero l'accordo internazionale per cui i profitti ricavati dal commercio di diamanti non devono essere usati per finanziare guerre civili)? La risposta, in un paese dominato da un personaggio come Robert Mugabe, appare più che scontata.

 
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