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Harley Davidson, un mito che resiste alla crisi

Harley Davidson, un mito che resiste alla crisiLa crisi globale di questi ultimi anni non ha risparmiato nessuno. Nemmeno un marchio-simbolo come Harley Davidson, che tra il 2008 e il 2009 ha visto calare le vendite delle sue celeberrime moto da 5,3 a 4,3 miliardi di dollari.

Un duro colpo che ha costretto l'azienda di Milwaukee a prendere contromisure dolorose come la chiusura di due impianti di produzione e di un grosso centro di produzione, con il conseguente taglio di 3.500 dipendenti. Il 2010, grazie anche al rigido riassetto voluto dalla dirigenza della compagnia statunitense, ha regalato i primi, incoraggianti, segnali di ripresa, culminati in avvio di 2011 in una rimonta clamorosa dei titoli Harley Davidson in borsa.

Da agosto 2010 a fine gennaio 2011 a Wall Street i titoli del gruppo hanno segnato una crescita complessiva del 60% e, se anche le vendite non hanno ripreso i ritmi dei tempi migliori, i conti dell'Harley Davidson si stanno rimettendo in sesto, tanto che - grazie anche a un sofferto accordo sindacale per ottenere una maggiore produttività - la compagnia ha deciso di mantenere negli Stati Uniti lo storico stabilimento di Milwaukee. Si rischiava infatti la delocalizzazione in India, dove i costi di produzione sono decisamente inferiori a quelli statunitensi. Alla fine, l'accordo raggiunto con i dipendenti del gruppo consentirà allo storico marchio di restare nella sua città di origine.

Se le previsioni degli analisti saranno confermate, il 2011 potrebbe essere l'anno del rilancio definitivo, visti i dati di vendita del 2010, in particolare quelli dell'ultimo trimestre. Il trend positivo dovrebbe essere confermato e rafforzato dalla ripartenza della domanda negli USA. Nel frattempo, la corsa dei titoli Harley Davidson conferma che anche le moto di questo marchio-simbolo si preparano di nuovo a correre come nei tempi migliori.

 
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