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Diamanti "sporchi" della Campbell | Diamanti "sporchi" della Campbell |
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La testimonianza della Campbell, che ha sostenuto di aver ricevuto delle pietre “sporche” ma che non aveva idea si trattasse di diamanti, è stata confutata da una deposizione dell'attrice Mia Farrow, presente in occasione di una cena in onore di Nelson Mandela al termine della quale si sarebbe verificato il passaggio di diamanti tra Taylor e la top model. Quest'ultima, secondo la Farrow, era consapevole che quello che stava ricevendo era materiale proveniente da miniere “insanguinate” e l'avrebbe comunque accettato. La Campbell donò poi le pietre al Fondo di aiuti all’infanzia di Nelson Mandela (Nmcf), ma la stessa fondazione li consegnò direttamente alla polizia sudafricana, proprio per non avere a che fare con quei diamanti di provenienza illecita. Tutta la vicenda potrebbe sembrare quasi un amaro gossip, se non fosse che la testimonianza della Campbell riveste un ruolo chiave nel processo intentato dal Tribunale speciale dell'Aja per la Sierra Leone contro l'ex dittatore. Inoltre pone a tutti noi un quesito importante: è giusto acquistare, regalare o anche accettare doni che sappiamo provenire da produzioni che non rispettano la dignità dei lavoratori o, più in generale, dei popoli? «Ethical Diamond è nato proprio per provare a rispondere a questo quesito che definirei “esistenziale” e riguarda il nostro stesso modo di concepire la vita e i valori sui quali la vogliamo impostare.» dichiara Francesco Belloni, ideatore di Ethical Diamond, che attraverso la Gioielleria Belloni devolve una royalty del 5% a Soleterre Onlus per sostenere 700 bambini in Sierra Leone e Costa d’Avorio all’interno di 4 case famiglia che erogano servizi sanitari, educativi e sociali. «Tuttavia, sarebbe troppo facile fare moralismo sul comportamento della Campbell, per quanto superficiale possa essere stato» precisa Belloni, «dal momento che nel mercato ormai globalizzato a ognuno di noi, seppure in buona fede, capita di acquistare o accettare merci che riteniamo “innocue”, magari prodotte in contesti in cui non vengono rispettate le più basilari norme a tutela dei lavoratori o degli stessi destinatari di quelle merci. In questo senso, siamo tutti un po' complici. Questo però non ci esime dal provare a cambiare lo stato delle cose attraverso consumi più consapevoli e “puliti”.»
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Tutti complici?




