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I BAMBINI SOLDATO | I BAMBINI SOLDATO |
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Fonte: Amnesty International Italia Sono almeno 300.000 i bambini e i ragazzi che stanno ora combattendo in una delle tante guerre che insanguinano il mondo. Centinaia di migliaia sono invece quelli che potrebbero, in ogni momento, essere arruolati - non sempre volontariamente - negli eserciti regolari o nelle file di qualche gruppo armato. La maggior parte di questi soldati bambini ha tra i 14 e i 18 anni, ma numerosi sono quelli di età inferiore (10 - 13 anni) e vi sono testimonianze di reclutamenti di bambini ancora più giovani. L’aumento di questo fenomeno ha varie cause. Le armi leggere che vengono utilizzate sono facilmente trasportabili e utilizzabili anche da bambini, dopo soli pochi giorni di addestramento. I ragazzi inoltre si assoggettano più facilmente degli adulti alla disciplina militare, non pretendono paghe, difficilmente disertano, e sono facilmente sacrificabili. L’arruolamento Alcuni minori si arruolano “volontariamente” per sopravvivere, in paesi devastati economicamente dai continui conflitti o proteggersi dalle violenze oppure per il desiderio di vendicarele atrocità perpetrate contro la propria famiglia o comunità. Sono tuttavia in aumento i casi di minori rapiti e costretti all’arruolamento con violenze fisiche e psicologiche. In Uganda del nord, i ragazzi rapiti dall’LRA (Esercito di liberazione del Signore), un gruppo armato con basi nel sud del Sudan, subito dopo il rapimento vengono “iniziati” con la partecipazione forzata ad un’azione violenta - l’uccisione di un familiare o un altro bambino colpevole di aver tentato la fuga o di disobbedienza. Questo atto, oltre a terrorizzare i ragazzi, fa superare il tabù dell’omicidio e crea sensi di colpa che legano psicologicamente i ragazzi al gruppo armato. “..un ragazzo cercò di scappare [dai ribelli], ma lo presero.... Le sue mani erano legate e loro ci chiesero di ucciderlo. Mi sentii male. Lo conoscevo da prima. Venivamo dallo stesso villaggio. Rifiutai di ucciderlo e mi dissero che mi avrebbero sparato. Mi puntarono contro un fucile, così dovetti farlo. Il ragazzo mi chiese: “Perché lo fai?”. Risposi che non avevo scelta. Dopo che lo uccidemmo, ci fecero bagnare le braccia nel suo sangue. Dissero che dovevamo farlo, così non avremmo più tentato di scappare. Ancora sogno quel ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni e lui mi parla e dice che l’ho ucciso per niente. E io piango” Susan, 16 anni, rapita dall’LRA, intervista dell’Human Right Watch, maggio 1997 Il 40% dei bambini soldato è costituito da ragazze e bambine. Le bambine vengono rapite a 7, 8 anni e in genere sono impiegate come sguattere, costrette a cucinare, a raccogliere legna e acqua per i guerriglieri. Una volta raggiunta la pubertà, sono costrette a prestazioni sessuali - a volte una ragazza deve ‘soddisfare’ più soldati della base - e di frequente contraggono malattie a trasmissione sessuale e l’AIDS. La vita militare I bambini vengono trattati spesso con brutalità e le punizioni per eventuali errori sono molto severe. Il tentativo di fuga viene punito con la prigione se non con esecuzioni sommarie. Oltre al rischio ovvio di morire od essere feriti in modo grave durante i combattimenti, la fase di crescita rende i bambini particolarmente vulnerabili ai rigori della vita militare. Le loro schiene e spalle possono deformarsi per il peso delle armi. Il poco conto in cui sono tenuti fa si che siano gli ultimi beneficiari delle scarse risorse ali-mentari per cui spesso sono malnutriti e a causa delle pessime condizioni igieniche, soffrono di infezioni respiratorie, cutanee, alimentari. Sono inoltre frequenti malattie sessuali e AIDS. Conseguenze Le malattie fisiche non sono l’unica e più grave conseguenza dell’arruolamento. Tutti i bambini soldato porteranno nella loro vita ferite psicologiche difficili da rimarginare. L’essere stati testimoni, o l’aver essi stessi commesso atrocità, avrà serie conseguenze non solo nella loro esistenza (incubi ricorrenti, incapacità di riadattamento ecc.) ma nell’intero tessuto sociale in cui essi stessi sono inseriti. La maggior parte di quelli che sopravvivono alla guerra e tornano nel loro ambiente naturale evidenziano enormi difficoltà ad inserirsi nella vita di famiglia, di relazioni, nal riprendere il lavoro o lo studio e solo dopo lunghe terapie riabilitative riescono a ritrovare il loro equilibrio. Infatti l’impiego delle armi, a volte per anni, fa nascere un’abitudine all’abbruttimento e a misurarsi solo con rapporti di forza che condizionano il resto della vita. L’uso dei bambini soldato ha ripercussioni anche negli altri minori. Se infatti i ragazzi possono usare le armi od essere utilizzati come spie, tutti i bambini verranno guardati con sospetto. Si rischia così che altri ragazzi vengano uccisi, imprigionati, interrogati solo per paura di un loro coinvolgimento con gruppi armati o con l’esercito.
Il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti del fanciullo (maggio del 2000) vieta che i minori di 18 anni possano essere soggetti a leva obbligatoria e partecipare ai conflitti sia negli eserciti sia nei gruppi di opposizione armata. E’ permesso però l’arruolamento volontario ai minori di 18 anni. Gli Stati, all’atto della ratifica del Protocollo, devono comunicare l’età minima per la leva volontaria (16-17 anni). Il protocollo è entrato in vigore nel febbraio 2002 ed è stato ratificato da 114 Stati. La partecipazione ai conflitti è vietata anche dalla Convenzione Ilo sulla proibizione e l’immediata eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile (giugno 1999). A parte ogni altra considerazione di natura umanitaria, l’uso dei bambino soldato non dovrebbe essere ammesso perché: ? Le leggi nazionali di un gran numero di paesi stabiliscono a 18 anni l’età legale per il voto, permettere a ragazzi più giovani di combattere crea un paradosso: troppo giovani per votare e quindi decidere delle vita politica del paese, ma non troppo giovani per uccidere ? La Convenzione sui diritti dell’infanzia definisce minore chiunque abbia meno 18 anni e quindi indiretta-mente fissa a 18 anni l’età di passaggio alla maturità ? L’uso dei bambini soldato può essere considerato lavoro minorile illegale a causa della natura pericolosa di questa professione. I trattati internazionali fissano a 18 anni l’età per lavori a rischio e pericolosi. La conferenza di Parigi Il 5-6 febbraio 2007 si è tenuta a Parigi la conferenza “Liberate i bambini dalla guerra” a cui hanno partecipato i rappresentanti di 58 paesi (ministri e rappresentanti di ONG e OIG). Il risultato del loro lavoro sono stati due documenti con linee guida legali ed operative per proteggere i minori dall’arruolamento e l’utilizzo nei conflitti, per il loro rilascio e per un efficace reintegro nella società. A parte ogni altra considerazione di natura umanitaria, l’uso dei bambino soldato non dovrebbe essere ammesso perché: Le leggi nazionali di un gran numero di paesi stabiliscono a 18 anni l’età legale per il voto, permettere a ragazzi più giovani di combattere crea un paradosso: troppo giovani per votare e quindi decidere delle vita politica del paese, ma non troppo giovani per uccidere La normativa internazionale (Convenzione sui diritti del fanciullo) definisce minore chiunque abbia meno 18 anni e quindi indirettamente fissa a 18 anni l’età di passaggio alla maturità L’uso dei bambini soldato può essere considerato lavoro minorile illegale a causa della natura pericolosa di questa professione. I trattati internazionali fissano a 18 anni l’età per lavori a rischio e pericolosi.
Amnesty International aderisce, a livello internazionale, alla
Coalizione per fermare l'uso dei bambini soldato. La coalizione si è
prefissata lo scopo di fare una pressione sui governi per far
ratificare il Protocollo Opzionale e perché decidano di non arruolare
mi-norenni anche se volontari
Paesi in cui combattevano bambini e bambine soldato nel 2004 |
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